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Visita del Garante per l’infanzia e l’adolescenza Antonio Marziale al Piria di Rosarno

Il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale,  è stato ricevuto dalla dirigente scolastica Mariarosaria Russo presso l’Istituto scolastico “Piria” di Rosarno. Un incontro proficuo e chiarificatore, come dichiarato dallo stesso Marziale: “Con la dirigente abbiamo avuto un confronto sereno e cordiale sulla vicenda che nei giorni scorsi l’ha vista protagonista”.

Al termine di un lungo colloquio, durante il quale ha potuto constatare la correttezza della documentazione e dei comportamenti, il Garante ha dovuto altresì riconoscere l’alto spessore dell’azione educativa dell’Istituto riconoscendo infine che: “Con la scuola ci si confronta e non ci si scontra ed è mio costume cercare il dialogo, che a Rosarno ho trovato nella sua massima disponibilità, prendendo atto di attività generali che meritano assoluto rispetto”.

Per ulteriori particolari si legga

http://www.approdonews.it/giornale/?p=289982

 

L’ultima lezione di Mariarosaria Russo

Oltre duemila persone tra studenti, docenti, dirigenti scolastici, sindaci, giornalisti, attivisti del mondo culturale e associazionistico, si sono radunati ieri, mercoledì 17 gennaio, presso l’Auditorium del liceo scientifico “R.Piria” di Rosarno, per assistere a quella che la stessa Preside Mariarosaria Russo ha definito “la mia ultima lezione”. Ultima, perché ha deciso di andare via da Rosarno alla scadenza del suo mandato, il 31 agosto 2019, ma “con effetto immediato- ha dichiarato con fermezza- dismetto ogni ulteriore impegno istituzionale, compresa la gestione dei beni confiscati alla mafia e che erano stati assegnati alla mia scuola, con conseguente delibera all’unanimità del Collegio docenti”. I beni dunque verranno restituiti alla Procura di Reggio Calabria e al Prefetto, ma la Preside Russo vuole spiegare le ragioni profonde della sua decisione e della sua intima amarezza. Lo deve ai suoi docenti e ai suoi studenti che hanno creduto in lei, accompagnandola nell’avventura della sua dirigenza in diversi istituti e per ormai diversi anni, combattendo insieme a lei per avviare un sincero percorso di legalità e cittadinanza attiva contro l’ingiustizia, la violenza e la sopraffazione.

Poiché ha attuato una vera lotta alla mafia, fatta di gesti concreti e non solo di parole, la Russo subisce adesso un chiaro tentativo di delegittimazione da parte di chi vuole ancora dominare con la violenza e il ricatto, “gli uomini delle tenebre” come lei stessa ebbe modo di definirli quando, a sostegno della famiglia Pioli, ha sostenuto una campagna di sensibilizzazione per la restituzione del corpo di Fabrizio che alla fine è stato ritrovato in un terreno confiscato dallo Stato sin dal 1991 e che poi è stato affidato per la gestione a finalità sociale proprio al Piria di Rosarno.

Da qui, tante difficoltà di natura burocratica, ma soprattutto una serie di attacchi alla dignità della sua persona che veniva erroneamente presentata come vicina alla cosca Piromalli per parentela. Fu addirittura dichiarato che lei era la nipote del boss Piromalli senza che questa affermazione avesse alcuna corrispondenza con la realtà. Quando inoltre la Russo è stata nominata reggente dell’Istituto alberghiero “Persefone” di Locri, ha dovuto riscontrare la non idoneità dei locali in cui la scuola risiedeva da più di trenta anni e per i quali la Provincia pagava ai privati un canone annuo di 30.000 euro. Adesso l’istituto risiede in locali molto più appropriati, ma lei subisce da allora continui attacchi che si articolano tra lettere minatorie e false accuse all’onestà della sua famiglia. Ultimo episodio, ma non in ordine di importanza, di questo estenuante processo di contrasto alle sue azioni: “apprendo solo dalla stampa il 18 dicembre scorso di essere indagata per abuso d’ufficio” per aver acquistato nella funzione di Reggente del Liceo scientifico di Roccella dei libri che raccontano la vicenda di Gennaro Musella, nel momento in cui, secondo l’accusa, io ero vicepresidente o coordinatrice dell’associazione Riferimenti, presieduta da Adriana Musella. “Ma io ho già potuto contestare che all’epoca dell’acquisto non ricoprivo nessuna delle cariche a me attribuite”.

E’ un fiume in piena la Preside Russo. Con documenti, video e canzoni personalmente reinterpretate nei testi, vuole riscattare la dignità e l’onestà della sua figura, lei che, in occasione del conferimento del premio Gerbera gialla, nel 2012, dal palco del teatro Cilea di Reggio Calabria aveva gridato “Io non ho paura del cambiamento. Non abbiate paura neanche voi!”. Adesso si trova invece a constatare la necessità di modificare le sue priorità e i suoi interessi: “Intendo dedicarmi ai detenuti, facendo loro leggere libri e offrendo cultura, perché se alcuni processi si basano sul nulla, potrebbero esserci innocenti nelle nostre case circondariali.”

Docenti e studenti restano attoniti difronte alla drammaticità di tali annunci. Loro conoscono la forza e la determinazione di Mariella Russo e temono di perdere la sua azione di orientamento e guida. Tantissime dunque le attestazioni di stima e solidarietà. Lettere, poesie, abbracci, applausi calorosi e scroscianti hanno sancito il ritmo della manifestazione. Per tutti resta una sola certezza, siglata da una frase con cui si apriva un video proiettato quasi all’inizio dell’incontro. “Nella guerra tra i potenti e i deboli vince la verità che nutre i sogni”.

Alcuni momenti particolari

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Piera Aiello al liceo “R.Piria” di Rosarno

“Io non ho accettato di vivere in un paese di vedove e orfani”. Così Piera Aiello, prima testimone di giustizia in Italia, manifesta il suo fermo rifiuto a quella mafia che già ebbe modo di definire “Maledetta” in un libro scritto qualche anno fa, insieme con il giornalista Umberto Lucentini e con una postfazione di don Luigi Ciotti, per le edizioni San Paolo.

Si presenta con grande semplicità alla platea di studenti, associazioni e autorità civili e militari tracui il Generale Vincenzo Amendola, il Capitano Gabriele Lombardo e il primo Commissario Eugenio Aloia, riuniti presso l’auditorium del Liceo “R. Piria” di Rosarno, una scuola che da tempo ha avviato un serio ed articolato percorso di legalità da quando, nel 2007, l’attuale Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, aveva incontrato gli studenti rosarnesi.

“Un percorso- ha ricordato la dirigente Mariarosaria Russo- che ha visto succedersi numerosi incontri e collaborazioni con magistrati del calibro di  Pignatone Pristipino, De Raho,Paci,Lombardo, Musolino, Creazzo, Sferlazza. Questa è la prima scuola in Italia che ha elaborato progetti formativi per i figli di testimoni e collaboratori di giustizia ed una delle poche che gestiscono beni confiscati alla mafia”. Lo ribadisce con forza la Preside del Piria di Rosarno, orgogliosa di essere per i suoi discenti motore di un percorso di maturazione e realizzazione di una giustizia attiva ed ancora orgogliosa di ospitare Piera Aiello, una donna la cui vita dimostra come una persona completamente estranea a Cosa Nostra possa ritrovarsi invischiata in meccanismi di cui fatica a rendersi conto.

E’ proprio Piera a raccontare la sua storia con parole semplici, anzi evidenziando quella semplicità, quasi ingenuità, che caratterizzava la sua vita di adolescente a Partanna, nel trapanese, dove viveva con la sua famiglia.

Piera è una ragazzina come tante, che viene corteggiata con insistenza da un bel ragazzo che sembra proprio innamorato e che appartiene a una “buona famiglia”, molto rispettata in paese. Ma Piera e i suoi genitori non conoscono i veri motivi di questo rispetto. 

È così che a diciotto anni Piera si ritrova ad essere la nuora del boss del paese, Vito Atria, e si trova presto a rendersi conto della sua nuova realtà. Don Vito Atria viene ammazzato. Da quel momento il marito entra nel vortice della vendetta, diventa violento con la moglie, tenta di uccidere il presunto assassino del padre, viene a sua volta ammazzato, proprio sotto gli occhi di Piera.

Da quel momento inizia per Piera una vita di domande, preoccupazioni e inquietudini che le impediscono di restare inerte a quanto è accaduto. Lei non può accettare questa commistione di violenza, questo destino di morte che sembra ormai il suo paese. Così decide di chiedere aiuto a tanti rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine che le consentono di andare avanti, che la proteggono dandole una nuova identità e residenza, mentre lei di fronte ai magistrati mette a verbale le sue testimonianze, tutte raccolte in un diario personale su cui scriveva da ben dieci anni. Una vita di grandi sacrifici, anche economici (Piera non può lavorare, deve vivere con quel poco che le passa lo Stato) e di insensati grovigli burocratici. Una vita in cui incontra anche persone come Paolo Borsellino, da lei chiamato lo “zio Paolo” da quando lo conobbe a Terrasini e rimase stupita dal suo accento siciliano e dai suoi modi di fare.

Piera è orgogliosa della sua scelta che le ha permesso di restare lontana da uomini che lei definisce “non d’onore ma di “merda”, è consapevole dei sacrifici sostenuti, ma anche della necessità di lottare affinché venga garantita dignità di cittadini attivi ai testimoni di giustizia. E’ consapevole anche dell’importanza di alcune persone entrate in contatto con lei in questo difficile percorso come Don Luigi Ciotti e l’avvocato Giuseppe Gandolfo, coordinatore dell’associazione antimafia e anti-racket “La verità vive, presente in Auditorium e attivo sostenitore delle battaglie e del desiderio di divulgazione della necessaria verità di Piera Aiello.

Riconoscendo che “non sempre le scuole operano con la serietà e i principi di questo Istituto e di questa presidenza” l’avvocato Gandolfo ha voluto raccontare le finalità dell’Associazione, che mai ha chiesto contributi pubblici, ed ha parlato della necessità, tuttora impellente, che la verità venga divulgata e difesa soprattutto rapportandosi ai giovani per far emergere in loro un sano senso di giustizia, lo stesso che ha animato la lotta di Piera Aiello.

Caldi e sinceri gli applausi dei presenti e soprattutto degli studenti che hanno voluto offrire numerosi spunti di riflessione e domande.

Tra gli interventi è da evidenziareinoltre la testimonianza di un ex allievo del Liceo, attuale Generale della Guardia Finanza, dott. Vincenzo Amendola, presente all’incontro, che ai ragazzi ha detto “Non è una questione di dove si nasce o si cresce, ma è una questione di scelte di vita. Non vi escludete mai, non vi esponete, ma imparate a vivere la comunità con onestà e normalità.”

Cerimonia di consegna del premio Medmeo d’oro

Si è svolta il 22 dicembre scorso, nell’auditorium del Liceo scientifico “R.PIRIA” di Rosarno, la cerimonia di consegna del premio “Medmeo d’oro”, istituito dall’associazione “APS Medmea”, presieduta dalla dott.ssa Francesca Liotta, d’intesa con l’Istituto scolastico e l’assessorato alle Politiche comunitarie del Comune di Rosarno, “per rendere omaggio a personalità eccellenti delle istituzioni e della cultura, che con il loro encomiabile impegno si prodigano quotidianamente per affermare i valori della giustizia, della libertà, dell’istruzione; si propongono come lodevole esempio da seguire per i giovani e la cittadinanza tutta, ed offrono così un  contributo altamente fattivo alla crescita morale e civile della nostra terra”.

 

L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di una nutrita platea di personalità civili e militari, intellettuali, rappresentanti delle associazioni culturali, rientra nel programma ufficiale per la Commemorazione del Centenario della prima guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, denominato “Dal Mesima al Piave” e vuole esaltare i valori della convivenza pacifica e della fratellanza tra gli uomini contro ogni forma di violenza e sopraffazione. In quest’ottica, la manifestazione è stata arricchita dal Concerto del centenario “Note di guerra, canti di Pace”, a cura dell’Orchestra giovanile del Piria di Rosarno e Laureana di Borrello, diretta dal maestro Maurizio Managò, e ha avuto come ospite d’onore l’artista italo-tedesca Karen Thomas, pittrice di fama internazionale nelle cui tele è magicamente racchiuso “il Messaggio della Luce, della Pace, dell’Amore, l’unica strada che porta al Futuro”. Altro ospite d’onore, ambasciatore nel mondo della Calabria delle eccellenze, Gerardo Sacco, autore del gioiello “Medmeo d’oro”, cesellato per l’occasione e consegnato alle personalità a cui è stato conferito il Premio.

 

Le “personalità eccellenti” premiate sono state: il prof. Giuseppe Lacquaniti, corrispondente della “Gazzetta del Sud”; il prof. Ugo Verzì Borgese, il vicequestore Diego Trotta, la pittrice Karen Thomas, il maestro Gerardo Sacco, il Procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza e la preside Mariarosaria Russo. Assenti per sopraggiunti impegni di lavoro gli altri due premiati: il questore Raffaele Grassi,  e il procuratore Giuseppe Lombardo che hanno tuttavia inviato messaggi personali di ringraziamento.

La manifestazione, coordinata dalla preside Mariarosaria Russo, è stata introdotta dalla presidente dell’associazione Medmea Francesca Liotta, che ha illustrato le motivazioni del Premio, e dal sindaco Giuseppe Idà, che ha parlato di riconoscimenti condivisi, “segno di una comunità che ha voluto omaggiare chi, con il proprio impegno e sacrificio, contribuisce a liberare i nostri territori dalla piaga della ‘ndrangheta e a dare un messaggio diverso”. Il Sindaco ha inoltre dichiarato: “Desidero dedicare questo premio a un’idea, il “metodo Russo”, quello della “pedagogia delle scelte responsabili”, introdotto in questa scuola dieci anni fa con l’arrivo di una “preside coraggio”, che è stata capace di creare un vero e proprio miracolo con il concorso di docenti, magistrati, forze dell’ordine e rappresentanti delle istituzioni; un metodo che ha parlato alle coscienze dei giovani, indicando loro la via per affrancarsi dalla piovra mafiosa e costruire un futuro più dignitoso possibile”.

 

Particolare interesse e commozione hanno suscitato le parole del procuratore Sferlazza, frequente presenza alle iniziative del Liceo Piria e della Preside Russo, che ha voluto ricordare le figure del commissario Ninni Cassarà e del giudice Livatino, uomini che hanno sacrificato la propria vita in nome della giustizia e della legalità”

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